"The end of normalcy."

What is America?
It’s not a place, a country, or a continent.
America is normalcy, the irreplaceable liberty of being normal. America is everywhere.
It is our life: a job that is sometimes satisfying and sometimes frustrating; a family and a home; waking up in the morning, making breakfast and going to work.
That’s America.
It’s also about playing, joking, eating, arguing, having fun. Even crying.
It’s not all roses in America. But it’s a world with friends, the cinema, love, the game on TV. And, alas, a world with hassles, with boors. America even has those. America was conquered a long time ago. Then the Americans exported it, using ships, parachutes, music and movies. With brand names and slogans. With the CIA sometimes.
We’ve been enjoying this America for some time. I repeat: I am not talking about the stars and stripes, but of the irreplaceable liberty of being normal. There are many people in the world who don’t have America. But many of them are in line, because sooner or later everyone arrives in America, which everyone wants to try. It’s always been like that.
Still, some people don’t like it, and many, even those in America up to their necks, think they can do without it. Maybe they can - it would probably be easier, though, if they were already in America.
The terrorists didn’t just knock down the twin towers and kill 6,000 people on Sept. 11.
After all, calamities can happen: From time to time buildings collapse, airplanes crash, and war, too, is not a novel atrocity.
But what the extremists’ fury has wrought is the end of the idea of America, the hope for America, the idea that we all want more America. Bush can win all the wars he wants, he can capture or kill, one, a hundred, or even a thousand Bin Ladens, but it won’t be enough to give us America back.
America also meant the certainty of security. It’s no longer the same.
It would have been better if the attacks had struck Rome or Milan.
That’s not a paradox. Think about it: If they had destroyed two of our buildings, we could always have counted on the Sixth Fleet or on the Marines, or on Bruce Willis and Robocop. Anyway, the point is that some cavalry would have ridden in to save us. We would have heard the trumpets and have our lives given back. We would be Americans again - normal.
Instead, with America itself attacked, it’s a big mess. If they’re in difficulty, we’re in big trouble.
Those who live in remoter and more impenetrable places are even worse off.
With America shattered, the idea of liberty and security in flames, it will be even harder to become American.
Once everything was clear: There was the world, and there was the certainty of America. After Sept. 11, there is only the world.
Only in the real world could a Boeing fly into a tower. It’s true that accidents can happen, even in the America of yore. Indeed, that’s what we all thought when we saw the TV footage of the first crash.
Eighteen minutes later, though, there was another error, and that wasn’t possible. In the world, maybe, but not in America.
But the world has changed, and a new one, without America, has been born.
What was done to New York was done to the world’s collective conscience, to us, and also to those, wherever they are, who were not yet Americans but saw in the idea of America their last chance for freedom and normalcy.

Ecco che cos’è l’America. Non è un luogo né un continente. E’ la normalità, l’insostituibile libertà di essere normali. L’America è ovunque. E’ la nostra vita: un lavoro che a volte soddisfa e a volte no; una famiglia e una casa; alzarsi la mattina, fare colazione e andare in ufficio. Questa è l’America. Poi si gioca, si scherza, si mangia, si litiga, ci si diverte. A volte si piange. Non sono solo rose e fiori in America. Ma ci sono gli amici, c’è il cinema, c’è l’amore, c’è la partita in tv. E fanculo quelli che ci stanno sulle palle. L’America prevede anche quelli.
L’America è stata conquistata molto tempo fa. Poi gli americani l’hanno esportata. Con le navi, con i paracaduti, con la musica, con i film. Con i logo. Spesso anche con la Cia. Noi ce la godiamo da un bel po’, questa America. Ripeto: non parlo delle stelle e strisce, ma dell’insostituibile libertà di essere normali. Sono ancora in molti a non avere l’America. Ma c’è tanta gente in coda, perché prima o poi tutti giungono in America, tutti vogliono assaggiare l’America. E’ sempre stato così. Eppure ad alcuni non piace, molti ci sono dentro fino al collo ma pensano di poterne fare a meno. Sarà. A me pare che anche loro vivano l’America.
I terroristi non hanno cancellato soltanto due torri e fatto brandelli di cinquemila vite umane l’11 settembre. Questo, per assurdo, ci può anche stare. Ogni tanto i palazzi crollano e gli aerei cadono. Capitano anche disgrazie atroci, a volte c’è addirittura la guerra. Quello che la furia fondamentalista ha cancellato è l’idea di America. La speranza di America. Più America per tutti. Bush potrà vincere tutte le guerre che vuole, potrà prendersi uno, cento, mille bin Laden. Non gli basterà per ridarci l’America. L’America era certezza di sicurezza. Senza, non è più la stessa cosa.
Se avessero colpito Roma o Milano sarebbe stato meglio. Non è un paradosso. Pensateci. Se avessero distrutto due nostri palazzi, avremmo sempre potuto contare sulla VI flotta e sui marines. Su Bruce Willis e su Robocop. Sarebbe comunque arrivata la cavalleria a salvarci. Avremmo sentito lo squillo di tromba e, come in un film, loro ci avrebbero riconsegnato la nostra vita. Saremmo tornati americani. Cioè normali. Colpiti loro, è un casino. In difficoltà loro, siamo messi male. E peggio sono messi quelli che vivono in posti bui e impenetrabili. Con l’America a pezzi, con quell’idea di libertà & sicurezza in fiamme, per costoro sarà difficile diventare americani. Una volta era tutto chiaro: c’era il mondo e c’era la certezza dell’America. Dopo l’undicesimo giorno del nono mese del 2001 c’è solo il mondo. Solo nel mondo reale poteva accadere che un Boeing entrasse dentro una Torre. Anche in America poteva accadere, certo. E infatti, in diretta tv, tutti abbiamo pensato a un errore. Poi 18 minuti dopo un altro errore. Non era possibile. Quella non era più l’America. Non poteva essere. Quello era il mondo. Copio, letteralmente, quello che ha scritto Andrew Sullivan sul NYT: ciò che è stato fatto a New York, è stato fatto anche alla coscienza collettiva del mondo. E’ stato fatto a quelli che non sono ancora americani, a quelli che vedevano nell’America l’ultima ed estrema risorsa per la libertà, ovunque si trovassero. E’ stata colpita l’idea che i sogni non è detto si trasformino sempre in illusioni. E’ stata colpita la normalità della vita. E’ stato colpito quell’uomo che una bella mattina di settembre ha sentito un boato e ha guardato verso il cielo e ha visto quello che non pensava mai potesse accadere. E quel giorno il mondo è cambiato. Ne è nato un altro, senza l’America. E noi non stiamo molto bene.

Christian Rocca, International Herald Tribune (27.09.2001) & Il Foglio (19.09.2001).

(via Camillo)

Photo’s Credits: Matteo Pericoli

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